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6.10.2015

Bartezzaghi, Canfora, Tagliabue: in difesa del latino e della modernità

Repubblica di mercoledì 30 settembre ha pubblicato un bell’articolo di Stefano Bartezzaghi e un’intervista a Luciano Canfora dedicati alla difesa dell’insegnamento del latino e più in generale delle materie classiche nella scuola italiana.

Il giorno dopo il Presidente di SEC, Fiorenzo Tagliabue, ha inviato un contributo a Repubblica – a sostegno delle tesi espresse dal quotidiano – che in parte è stato pubblicato venerdì 2 nella pagina dei commenti.

Ecco il testo integrale dell’intervento di Tagliabue: 

 

Gentile direttore,

gli argomenti che Stefano Bartezzaghi e Luciano Canfora hanno portato sul Suo giornale a difesa dell’insegnamento del latino e del liceo classico sono condivisibili non solamente sotto il profilo ideale e culturale ma anche dell’esperienza quotidiana di chi svolge un’attività considerata “moderna” come la comunicazione.

Sì direttore, mi permetta di dire con forza al ministro Giannini e a tutti coloro che si occupano di scuola: il mondo del lavoro ha bisogno del latino e del liceo classico. In un mondo in continua trasformazione, le competenze settoriali invecchiano presto, quello invece che non invecchia mai e che diventa ogni giorno più prezioso a tutti i livelli della vita sociale, dall’impresa alla politica, è la capacità di “pensiero”. Capacità assai più pratica di quel che si pensi, ma che si forma principalmente coltivando saperi “inutili” come il latino, la poesia e la filosofia.

Lo constato sempre più spesso sul lavoro, dove spesso i colleghi più “problem solving” sono degli umanisti e gli stagisti più “smart” hanno fatto il classico. Mentre, per contro, la diffusa e crescente ignoranza in geografia e storia, indebolendo le categorie di spazio e tempo, rende impervie anche attività pratiche come organizzare i viaggi e l’agenda di un manager. Per non parlare della povertà linguistica, che mina la stessa capacità relazionale su cui si basa la comunicazione.

Infine, una considerazione più generale: che società e che imprese pensiamo di lasciare al nostro Paese se neghiamo ai nostri figli e nipoti la dimensione della “gratuità” o dell’“inutilità” del sapere, dell’arte, della scienza, in nome del nostro meschino e miope utilitarismo? Saint-Exupery diceva: “Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito”. Questo è quello che fanno la cultura e l’educazione. Tutto il resto sono istruzioni per l’uso.

 

Luciano Canfora, filologo classico, storico e saggista, profondo conoscitore della cultura classica ha risposto via mail a Tagliabue ringraziando “per le Sue parole e per l'intervento inviato a Repubblica”.

 

 

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COMMENTI(1):

Ed è anche vero che quando il pensiero così inteso, s' innesta in un cuore puro , esso stesso diventa rivoluzione ed annulla per(...) Leggi tutto

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